Viaggiare per il mondo

Volontariato, Chiara Sandonato in Benin

Periodo trascorso in Benin: Un mese;
Città:Cotonou, capitale del Benin.

Cotonou sorge su una terra rossa, ricca di argilla e molto polverosa.

Per anni ho provato a immaginare il volto dell’Africa. Adesso penso che il volto dell’Africa sia questa terra, con le sue enormi pozzanghere, le buche, i dossi, i mucchi di rifiuti ammassati agli angoli delle vie. Questa polvere che porta con sé il colore della vita, sulla quale il popolo africano poggia i piedi scalzi e le ruote logore delle sue auto sgangherate.

Non so cosa mi abbia spinto a fare questa esperienza. Forse si arriva a un punto in cui puoi solo desiderare con tutte le tueforze un esodo dalla realtà d’isolamento in cui viviamo. Io ho sentito l’esigenza di avvicinarmi a qualcosa di diverso, di percepire l’essenza delle cose e non più soltanto la loro forma. Ci sono molti modi per farlo, indubbiamente il volontariato e il continente africano non sono l’unica risposta. Anzi, non sono per niente una risposta. Spostandoci e partendo, le nostre gioie e i nostri dolori, i nostri disagi e le nostre speranze, ce li portiamo dietro. Ci si ritrova ad avere medesime reazioni, medesime ansie seppur in continenti diversi e con persone nuove. Cambia il paesaggio esterno ma quello interno rimane con noi.

Talvolta però quel che ti sta intorno può aiutare te stesso a creare un movimento, un flusso che altrove avrebbe difficoltà a esprimersi; le immagini che vediamo possono condizionarci e suscitare emozioni nuove, più vere e molto più forti. Io ho scelto l’Africa, la terra rossa e gli occhi dei bambini per il mio esodo. Forse l’ho fatto perché inconsapevolmente ho riscontrato in essa le contraddizioni e i paradossi più grandi, quelli che ritrovo nella mia vita e soprattutto in me stessa.

Sono stata catapultata a Cotonou il 5 Agosto insieme a un gruppo di dodicipersone provenienti da diverse regioni italiane e appartenenti a differenti generazioni. Utilizzo il termine “catapultata” perché sebbene da anni mi preparassi all’idea meravigliosa di questa esperienza, non appena si poggiano i piedi sul suolo africano l’impatto è così emozionante da farti sentire stravolta e confusa e totalmente impreparata.

Alloggiavamo a Godomey, un quartiere molto degradato nella periferia della città.

Per le strade non s’incontrava un solo individuo bianco. Non scorderò mai cosa significa provare per la prima volta la sensazione di essere un’etnia in netta minoranza, un ospite o per certi versi un intruso presso una popolazione che non è quella a cui appartieni. Questa paura, o questa soggezione tuttavia è sparita quasi subito, lasciando il posto alla purezza dei valori dell’accoglienza e della fratellanza che questa gente è in grado di trasmettere con vera immediatezza.

Camminando per queste strette vie in prossimità del nostro appartamento vidi spuntare timidamente tantissimi bambini dalla carnagione quasi nera. Questi piccoli uomini erano scalzi e mal vestiti. Uno di loro faceva capolino dalla soglia della sua casa e vedendo questo gruppo di strani bianchi andava urlando e sgambettando a chiamare tutti gli altri bambini del quartiere. Così tutti si affacciavano incuriositi, si avvicinavano, intonavano canzoncine sull’uomo bianco, ci chiedevano dei doni, assumevano strane pose per farsi fotografare. Le loro case erano agglomerati di baracche all’interno delle quali convivevano diverse famiglie. Queste famiglie sono poverissime. Una delle attività più diffuse è il contrabbando di benzina. Così alcune persone si mettono a venderla in mezzo alle strade e tal volta scoppia un incendio e i bambini riportano grosse ustioni e bruciature in diverse parti del corpo. Ma sorridono sempre in un modo particolare, difficile da ignorare. Sorridono non solo con la bocca, bensì anche con occhi, naso, braccia e gambe. In qualche strano modo esplodono di gioia.

In molti paesi africani non esistono delle leggi per la tutela dei bambini. E’ come se non esistesse un’infanzia per loro: già all’età di quattro o cinque anni sia i maschi che le femmine aiutano la famiglia iniziando a lavorare, talvolta anche sottoponendosi a lavori pesanti e faticosi. Per questo non posso andare a scuola, e il 57% della popolazione è analfabeta.

A Godomey sorge il CREC (Le Centre de Recherche, d’Etudeet de Créativité), una piccola oasi di pace. Un centro dove molti giovani locali si recano per studiare, leggere, seguire dei corsi e fare un percorso formativo contro il problema dilagante della corruzione beninese. Presso questo luogo abbiamo conosciuto tantissimi ragazzi e ragazze con i quali è nato un fortissimo legame.

Io mi occupavo di un’atelier creativa per la realizzazione di oggetti e gioielli insieme alle donne locali. Altri ragazzi davano il loro contributo in centri di recupero, pensionati, centri manicomiali.

Alla periferia urbana caotica, inquinata e rumorosa, si contrappongono aree vergini e incontaminate immerse nella natura, spiagge sterminate affacciate sull’oceano, foreste sacre popolate da statue delle divinità vodoo, villaggi di palafitte innalzate sulle lagune.

Scoprire questo piccolo angolo di Africa è stata la risposta a molte delle mie domande. Tra queste ho percepito un nuovo modo di vivere lo strano concetto di “viaggio”. Inizialmente, i primi giorni, mi sono mossa orizzontalmente, sulla “superficie” del territorio, cercando di coprirne quanto più possibile, di fotografare, di impossessarmi di moltissimi frammenti da riportare a casa, ero famelica di esperienze, d’informazioni e risultati da ottenere. Dopo un po’ comprendi che c’è una maniera diversa di vivere tutto ciò. Richiede uno sforzo maggiore: cambiare direzione. In verticale la tua esperienza assume un aspetto molto differente: va in profondità, si concretizza incrociando gli sguardi delle persone che hai attorno, osservandone il sorriso, stringendone le mani e ascoltando tutto ciò che vogliono dirti. Aprirsi senza pregiudizi nel confronto con qualcuno lontano dalla tua cultura, dalla tua lingua, dalle tue tradizioni, dalla tua ricchezza, questo è il vero dono.

INFO SU VOLONTARIATO

Sono partita con il Magis (Movimento e Azione dei Gesuiti italiani per lo sviluppo) un’associazione cattolica che ha sede a Palermo e a Roma. Tramite un amico che aveva fatto questa esperienza, sono andata a informarmi presso il CEI e lì mi hanno dato dei contatti e mi hanno indicato la sede dell’associazione.

Il mio consiglio è sempre quello di fare quest’esperienza tramite un’associazione. Io ho avuto la fortuna di trovarne una presso la mia città che mi ha subito fornito le informazioni che cercavo e che ha risposto perfettamente a tutte le mie esigenze. Il viaggio deve essere programmato mesi prima della partenza. Nel mio caso l’associazione ha agevolato moltissimo le procedure, facendo richiesta per ottenere il visto e indirizzandomi sui centri medici dove effettuare le vaccinazioni. I costi che ho affrontato sono relativamente bassi, considerando che comprendevano il volo, vitto e alloggio e il visto. In loco le spese sono minime e lo scambio monetario molto favorevole. 


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