Viaggiare per il mondo

15 giorni in Turchia, l’esperienza di viaggio di Flavia. Pt1- Istanbul

Nome: Flavia

Cognome: Giordano

Età: 25

Tipo di viaggio: Vacanza estiva

Durata del viaggio: 15 giorni

Sei partito\a con qualcuno? Con la famiglia

Premetto che faccio parte di una famiglia di grandi viaggiatori e non dico turisti perché la tipologia di viaggio affrontata dai miei genitori è sempre stata a favore di una più approfondita conoscenza del territorio e della corrispondente cultura a discapito delle vacanze in stile villaggio-turistico o crociera che prevedono escursioni nelle quali vengono fornite conoscenze generali e dalle quali non è percepibile in alcun modo la vera essenza del luogo che si visita.

Fatta questa premessa, Siamo partiti l’ultima settimana del mese di Luglio da Palermo, prendendo un volo con scalo all’aeroporto di Roma Fiumicino, diretto ad Istanbul. Nonostante lo scetticismo di intraprendere questo viaggio in un periodo in cui la situazione politica in Turchia non era delle migliori, abbiamo fatto prevalere la nostra grande sete di conoscenza.

L’esperienza di Flavia, il viaggio in Turchia.

PRIMA TAPPA: ISTANBUL – 5 notti

Appena atterrati all’aeroporto di Istanbul, Ataturk ( personaggio fondamentale della storia turca di cui vi parlerò a breve), abbiamo notato immediatamente le tante bandiere turche, segno di un forte patriottismo. Dopo aver terminato tutta la classica procedura di ritiro dei bagagli, ci siamo recati verso la zona taxi per dirigerci verso l’hotel che si trovava in pieno centro, a due passi dalle famosissime Moschee di Santa Sofia e Moschea Blu. Dopo aver scaricato i bagagli in camera ci siamo immediatamente tuffati in questa cultura che ci avrebbe circondati per i prossimi 14 giorni.

 

moschea istanbul

Penso sia necessario un breve accenno della storia più recente  della Turchia per farvi capire il contesto in cui mi sono trovata.

Nel 1922 Mustafa Kemal Atatürk, adorato quasi come un dio da qualunque turco, depose l’ultimo sultano Maometto VI e divenne Leader del Partito Popolare Repubblicano con il quale fondò la Repubblica turca e fu il primo Presidente della Turchia dal 20 ottobre 1923. Fu colui che stravolse il paese con una serie di riforme fondamentali dell’ordinamento della nazione, sulla base di un’ideologia di chiaro stampo occidentalista; abolì il califfato e pose le organizzazioni religiose sotto il controllo statale, laicizzò lo Stato, riconobbe la parità dei sessi, istituì il suffragio universale, proibì l’uso del velo islamico alle donne nei locali pubblici, adottò l’alfabeto latino, il calendario gregoriano, il sistema metrico decimale e proibì la barba per i funzionari pubblici e i baffi alla turca per i militari.

Non potrò mai descrivere a parole tutta la mia sorpresa e tutto il mio stupore nel vedermi circondata da uomini e donne completamente diversi da noi sia nelle loro caratteristiche fisiche che per il loro abbigliamento.

Ulteriore elemento di sorpresa è stato l’intensissimo odore di spezie e di kebab che caratterizza l’aria di qualunque vicoletto o strada principale di questa meravigliosa città.

È in questa occasione che ho avuto modo di conoscere il vero kebab turco che non ha niente a che vedere con quello che siamo soliti mangiare. Proprio per questo motivo, con l’inizio della mia esperienza turistica in Turchia ho avviato anche le mie ricerche gastronomiche, perché essendo un’amante della cucina sono fortemente convinta che si possa e si debba conoscere una cultura anche attraverso la gastronomia locale, la quale viene spesso snobbata in favore di quelle catene di fast food o di quei ristoranti italiani che ormai sono presenti in ogni luogo.

Da subito ho cercato di carpire il massimo da questa nuova avventura incominciando dal rispettare le loro tradizioni soprattutto dal momento che eravamo capitati, inconsapevolmente, durante il periodo del Ramadan;

In merito al Ramadan, fino a quel momento non avevo idea di cosa fosse (vi ripeto che ero arrivata in quel paese con il massimo della mia ignoranza nei confronti loro e della loro cultura). Osservandoli ho imparato tante cose, ad esempio che non possono mangiare o bere assolutamente niente al di fuori dell’acqua fino al tramonto del sole, in seguito al quale danno il via a banchetti con infinite varietà di cibo, che termina però non appena arriva il canto della preghiera dell’imam della moschea più vicina. Non possono bere alcolici (nonostante siano produttori di una buonissima birra) e non possono lavarsi con prodotti profumati né utilizzare profumi di nessun genere; ma vi assicuro che nessuno puzzava perché erano comunque ricoperti dagli odori delle spezie che usavano tutto il giorno per preparare le pietanze da consumare durante i banchetti della sera.

Ho assistito a scenari da fiabe da mille e una notte: bandiere, lanterne, fiaccole e distese di tappeti immensi posizionati in giro per le piazze principali e per i parchi della città, il tutto imbandito con qualsiasi tipo di cibo, dal kebab, ciotole di riso condito con verdure, cous-cous, grandi narghilè e caraffe con litri e litri di caffè turco che non ha niente a che vedere con quello di nostra conoscenza. Ho appreso che il detto “fumi come un turco” ha un suo fondamento di verità in quanto gli uomini fumano veramente tantissimo…. anche una stecca a sera.

Grazie a tutto questo ho sentito risvegliarsi in me un legame con queste usanze, ho avvertito le origini del nostro popolo; i siciliani e i palermitani in particolare hanno moltissimo in comune con queste usanze, basti pensare ai nostri mercati rionali come quello di Ballarò o del Capo. Anche dal punto di vista gastronomico ho rintracciato diverse somiglianze ad esempio nell’uso della frutta secca e del miele, molto usati per la produzione dei dolci tipici della Turchia come i “baklava” e altri simili ai nostri biscotti di pasta di mandorle, le “pollanche” che loro consumano alla griglia ed infine il pane. Il pane è stata una sorpresa perchè in tutte le nazioni che ho visitato non ho mai trovato pane buono come quello palermitano (fatta una piccola eccezione per le baguette francesi rigorosamente appena sfornate) e invece qui in Turchia il pane era buonissimo!!! Era come essere a casa…. avrei mangiato solo pane tutto il giorno!

Un giorno, durante una visita all’interno della Moschea del Solimano ho convinto una ragazza locale a mettermi il velo come lo indossano loro e devo ammettere di aver riscosso un certo successo dato che venivo “apprezzata” da diversi uomini per le strade, ma poi mi è stato fatto notare da un ragazzo turco, con modi sufficientemente gentili, che poteva essere motivo di disapprovazione sia da parte di uomini più religiosi che avrebbero potuto interpretare questo mio gesto come un tentativo di scimmiottamento sia da parte di tutte quelle donne che lottano per la loro libertà di scelta in merito all’uso del velo che spesso viene imposto. Quindi ho ritenuto opportuno toglierlo, devo ammettere con grande dispiacere.

 Nel prossimo articolo la continuazione del viaggio di Flavia, alla scoperta della Cappadocia e di Izmir.

Raccontaci anche tu la tua esperienza! Compila l’intervista a tuo piacimento: https://goo.gl/forms/o3RhyZICqVZxIS0w2

La tua esperienza e i tuoi consigli al servizio di altri viaggiatori.


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