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“Sentirsi sulla buona strada”: Clerkship in Tunisia


DATI COMPILATIVI

Nome : Stephanie

Cognome : Alfano

Età : 24

Meta scelta : Tunisia

Perchè la decisione di fare una esperienza del genere?

Decisi di partecipare al concorso Clerkship principalmente perché essendo amante del viaggio questa non poteva che essere una possibilità per conoscere nuovi posti, poi informandomi meglio sugli obiettivi del progetto capii a fondo che non era solamente un viaggio; dietro un’esperienza del genere ci sono tantissimi altri studenti che hanno lavorato e lavorano ancora oggi per permettere ad altri studenti come me di fare un’esperienza professionalizzante fuori dal comune. Quindi essendo la mia carriera universitaria povera di conoscenze pratiche in ambito medico ho pensato bene che questa non poteva che essere l’esperienza che avrebbe riunito in un solo colpo l’utile e il dilettevole.

Perchè la scelta di questa meta?

In realtà non l’ho scelta, è lei che ha scelto me!

Durante l’assegnazione delle mete non ero riuscita ad averne alcuna per via della posizione in graduatoria, c’erano gli scorrimenti è vero, ma la mia posizione era cosi lontana che non credevo avessi mai potuto prenderne una. Davanti a me c’erano molte persone, ed era rimasto l’ultimo posto per la Tunisia, le mie speranze erano quasi a zero. Mai nessuno si sarebbe lasciato scappare una opportunità del genere- pensavo tra me-  stavo per abbandonare l’aula delle riassegnazioni, quando improvvisamente due miei colleghi più grandi mi hanno bloccata all’uscio chiedendomi dove stessi andando, e prendendomi per pazza e senza fiducia mi hanno fatta rimanere, fin quando sentii chiamare il mio nome :

“Stephanie Alfano, Tunisia, accetti?”

E’ stata come manna dal cielo, ero incredula, come potevano tutte quelle persone rinunciare a partire? Non mi importava dove, mi importava andare, e da quel momento la Tunisia è diventata parte di me.

Parlaci un po’ della città

La città in cui sono stata è Sousse, massimo centro turistico della Tunisia. Localizzata sul litorale tunisino, perfettamente a metà tra nord e sud. Essendo altamente turistica ma culturalmente antica la città si mostra essere divisa in due parti perfettamente opposte, una più moderna, ricca di hotel di lusso, spiagge private ed estremamente pulite, bar chic  e all’avanguardia (sembra essere in una città americana), dall’altro lato  estremamente arabo, con il suo caratteristico soukpieno di bancarelle ricche di spezie, dolci e argenteria. Un luogo in cui lo spazio e il tempo si perdono tra le  tante viuzze intrecciate tra di loro, circondate da mura antiche fino a quando all’uscita non ci si ritrova davanti il vecchio porto con velieri in legno intarsiati.

Costo e qualità della vita

La moneta è il dinaro, lo scambio con l’euro permette di “guadagnarci” quasi il triplo.

1 euro = 2.94 TND , lo scambio è molto agevole per noi italiani, il costo della vita è basso, a meno che non si decida di fare un salto in quei “lussuriosi” posti che citavo prima, dove una Heineken può arrivare a costarti anche 8 Euro, e un normalissimo pranzo anche 20. Questo sgomento deriva dal fatto che al di la dei confini della “belle vie” tunisina, riccamente frequentata da turisti russi, il costo della vita è veramente basso. Un pranzo completo di tutto, con annesso taxi per giungere al luogo di ristoro, può anche costare meno di 7 euro.

Meteo

Se siete siciliani, non vi preoccupate, la temperatura è esattamente la stessa, caldo torrido e afoso la mattina, con lievi oscillazioni la sera nei mesi più caldi dell’anno. Forti piogge e venti freddi nei restanti mesi- tutto questo a livello del litorale-. Se invece decidessimo di spostarci più verso l’interno, addirittura a nord al confine con l’Algeria molte città possono essere interamente coperte dalla neve, e le case coi tetti spioventi sono testimonianza del fatto che il concetto di caldo africano non è attribuibile a tutti posti.

Trasporto pubblico

Piccola nota dolente, i trasporti pubblici sono un’utopia o quasi. Come diceva Franco Battiato nel lontano 1984, passano ancora lenti i treni per Tozeur. Sembra che il tempo per i mezzi pubblici si sia fermato da allora. I treni per quanto possano esistere non sono cosi veloci ed agevoli. La tratta Tunisi (capitale) Sousse (prima città turistica del paese) può anche durare 3 ore! Ma siccome i tunisini trovano sempre delle soluzioni al problema hanno inventato dei bellissimi taxi gialli, molto economici, veloci e soprattutto senza regole. La loro guida spericolata ma saggia può farti arrivare in metà del tempo in qualsiasi posto uno voglia, e se si è anche abbastanza fortunati nel trovare un tassista onesto, il conto del timer sul cruscotto può essere ridotto anche del 20% in meno! (ps. Questo discorso però non vale nella capitale!) Altra soluzione di viaggio per i viaggiatori solitari, essendo il taxi una buona soluzione ma non così cheap per una sola persona è possibile usufruire dei piccoli bus privati ad 8 posti, i cosidetti “Louages”, che con  un prezzo davvero banale (circa 5 TND) puoi raggiungere quasi tutti i posti del circondario, un po’ come un car sharing!

Vita notturna

A Sousse la vita notturna può soddisfare i gusti di tutti. Dalle discoteche super piene di studenti universitari, a soft and lounge bar, a rock pub, ai lidi sulle spiagge private, ristoranti con cucine da tutto il mondo..fino ai fast food locali intrisi di harissa e con un karaoke arabeggiante molto trash. Sousse ha tutto, cosi come anche le grandi città come Tunisi, Hammamet o Monastir.

Sicurezza

In seguito all’attentato di Sousse nel  2015, i livelli di sicurezza sono cresciuti alle stelle. Molti posti d’elite addirittura hanno i metal detector all’entrata (peggio di un aeroporto!). Pattuglie con militari ogni 500 metri sulla strada, sia in centro che in periferia. Anche nel “Souk”, la “Medina” di quasi tutte le città tunisine in cui sono stata,il livello di sicurezza è altamente presente. Non ho mai avuto paura di nulla anche perché i tunisini tendono a infondere fiducia ai loro turisti. Questi attentati o i presunti pregiudizi che un turista può avere sui paesi arabi per loro è motivo di grande sconforto.

La gente del posto e la loro civiltà

I cittadini della Tunisia sono un popolo estremamente cordiale e gioviale. Cercano in tutti i modi di farti conoscere la loro cultura, dalla cucina, alle tradizioni, alla musica, alla cultura quasi divina di preparare il the caldo con menta e pinoli, ai profumi della shisha. E’ facile ritrovarsi immersi in un matrimonio arabo con danze suadenti. Sarà per via della religione cosi prorompente e cosi presente nella loro vita, che anche un banale “ciao come stai” sembra essere una benedizione. Mi è bastato solo un mese per creare legami forti e indissolubili con la gente del posto, e credo che grazie a questa loro “apertura” e generosità è possibile percepire la purezza del loro animo. Purtroppo le generalizzazioni non sono quasi mai una cosa buona, per questo voglio aggiungere che questa non è altro che una testimonianza di una turista –  quale sono stata- che ha avuto la possibilità di essere guidata da persone del posto. Purtroppo e credo come in tutti i paesi, appena vedono che si è turisti completamente inesperti o inconsapevoli di quello che si sta visitando non si perde occasione per estorcere più denaro di quanto si chiederebbe ad un normale cittadino autoctono, e questo accade specialmente nella capitale, dove i turisti per la maggior parte si fermano.

Ti è mancata Palermo?

Non sono credibile se dico che nonostante ami la mia città, non mi è mancata?

Confronta la tua città con la meta che hai scelto

Chiunque mi abbia mai chiesto info in merito a questo mio viaggio non può far altro che sentirmi dire che la Tunisia è ormai diventata casa mia, la mia seconda famiglia. Non ho avuto nessun tipo di difficoltà nel capire la sua storia e le sue tradizioni. Mi sono integrata con una facilità disarmante, sarà stato per via della mia ingente curiosità e attrazione per il mondo arabo, ma sarà stato anche che la cultura, specialmente quella del nord Africa che ha vissuto colonizzazioni e dovuto anche alla vicinanza fisica con il mondo occidentale, che la Tunisia mi è parsa una fotocopia “arabeggiante” della Sicilia: il rispetto delle tradizioni; la cucina tipica come momento fondamentale di riunione familiare, la famiglia come pilastro della società, la religione islamica come cardine e fondamento della vita quotidiana mi hanno ricordato continuamente la Sicilia che Tornatore dipinge nel film “Baaria”. Ecco, se proprio volete capire cosa sia la Tunisia senza visitarla in prima persona questo film ve ne può dare un piccolo suggerimento. Ma questa è la vera Tunisia, quella fatta di stradine polverose, bancarelle, medaglioni, cammelli, la “blebi“, veli, preghiere, canti e the..un posto non troppo distante da come un Ballarò si può presentare ad un turista nordeuropeo. Una tavolozza di colori sparpagliati.  Ma ricordiamo sempre che dall’altro lato della strada ci sono l’anti Tunisia, i pub, gli hotel e l’hard rock di Port elKantaoui.

Cosa importeresti della meta che hai scelto?

Importerei il profondo rispetto delle tradizioni, e la saggezza degli anziani che ancora oggi vengono visti come i detentori di un sapere che prescinde da qualsiasi enciclopedia moderna. Questo è quello che mi ha colpito più di tutto. Il rispetto silenzioso di ciò che veramente di più prezioso hanno e sono. Il mantenimento della loro integrità culturale è qualcosa che noi occidentali non conosciamo cosi tanto bene e che molto spesso dimentichiamo di avere.

Cosa esporteresti della tua città?

Non amo particolarmente questa domanda, per me ogni posto ha le sue caratteristiche. Esportando qualcosa, qualsiasi cosa, come per esempio la banalità di “legalizzare” il consumo di alcolici in luoghi pubblici dissacrerebbe l’identità di questo paese.

Quindi no, non esporterei nulla. La Tunisia è bella così.

Ci vivresti per un anno o più? Perchè?

Si, perché ho imparato tanto, e sento che c’è ancora tanto da scoprire di questo posto, e che ha ancora tanto da darmi. Mi piacerebbe viverla più a lungo e non da turista per scoprirne la sua vera essenza. Magari studiare li e vivere un sistema universitario che è differente dal mio mi permetterebbe di migliorare le mie conoscenze.

Racconta brevemente la tua esperienza lavorativa e sottolinea gli aspetti più rilevanti:

La mia esperienza di Clerkship in Tunisia, e precisamente a Sousse, è un qualcosa che mi ha segnato profondamente. Avevo appena finito il mio secondo anno di medicina a Palermo, appena concluso il mio anno di studio in maniera abbastanza soddisfacente, ma l’idea di prestare servizio in un ospedale straniero mi spaventava da morire. Qui in Italia è così difficile praticare l’arte medica, che il mantenere le pareti dei reparti è il massimo dell’aspirazione possibile, almeno nel triennio preclinico!

Dunque sono partita con tanta paura addosso di non riuscire a fare nulla quel mese, o addirittura essere di intralcio per l’attività giornaliera quale un reparto di urgenza può avere.  Arrivata li gli studenti del posto mi hanno presentata al capo dipartimento dell’Ospedale Farhat-Hached di Sousse, il grande ospedale pubblico universitario della città. La struttura non era così diversa dal Policlinico Palermitano, non mi aspettavo di trovare un ospedale iper-moderno nè strepitoso. In realtà non mi aspettavo nulla..ma ciò che più mi ha sconvolta è stata la cordialità estrema di tutti i medici del reparto. Qui gli studenti vengono davvero presi in considerazione, qui lavorano per davvero, qui i pazienti si rivolgono agli studenti come se si rivolgessero a dei veri medici, ma cosi come ti danno la possibilità di sentirti medico, tanto impegno richiedono. Non importa che ruolo tu abbia li dentro, se studente, se medico, se specializzando, infermiere o portinaio, se sei li dentro, devi lavorare, se sei dentro l’ospedale l’unico tuo compito è far si che le persone non stiano male e che escano da li, se non salvi, almeno guariti. Io nell’arco di un mese ho imparato da zero tutto ciò che c’era da imparare in condizioni di urgenza.

Ho imparato a fare prelievi venosi, inserire cateteri, valutare  e leggere un ECG, posizionare gli elettrodi, leggere una cartella clinica, interpretare una lastra radiografica, ho visto nascere bambini nel cuore della notte e sentire i fischi e grida di gioia delle mamme e dei medici, ho visto il pianto di una giovane mamma abortire, il singhiozzo di un anziano perdere la moglie, la scabbia sotto un burqa soffocante di una donna. Mi hanno dato la possibilità di salire sopra un’ambulanza, aspettare per ore nella sala medici senza fare niente e mangiare pane con l’harissa e olive insieme ai barellieri fino a quando il telefono non suonava per una emergenza, soccorrere senza speranza un anziano con l’Alzheimer che si era buttato dal 4 piano di uno stabile, e insufflare aria con un mini pallone Ambu, un bambino nato prematuramente. Questo e tanto altro io ho visto, imparato e vissuto. Ho imparato che l’arte del medico in reparto di emergenza è qualcosa di estremamente gratificante, ma difficile. Il coraggio di trattare pazienti di qualsiasi ceto sociale, con qualsiasi tipo di malattie, cercare di capire la loro sofferenza con un francese maccheronico perché l’arabo non lo comprendi, trovare soluzioni di terapia alternativa perché non sempre è possibile avere tutti i farmaci a disposizione.  Sono già passati molti mesi da allora, ma le sensazioni e le emozioni vissute sono ancora ben impresse nella mia mente. Ho davvero imparato più di quanto io potessi immaginare. Ho capito, per quel “poco” che ho potuto, assaggiare la paura che un medico ha nel fare la diagnosi ai pazienti, e tenere dentro le emozioni.  Non credo di essere cambiata, credo che questa esperienza mi abbia migliorata, abbia fatto fuoriuscire ciò che più nascosto avevo dentro di me e che con il tempo, forse a causa della asetticità dei libri, avevo dimenticato. La pratica, il campo di lavoro mi hanno fatto ricordare perché ho deciso di intraprendere un percorso lavorativo così lungo e tortuoso. Questa esperienza non ha fatto altro che farmi ricordare quanto sia bello lavorare per gli altri, fare il possibile affinchè le persone e i loro cari stiano bene, fisicamente e moralmente. L’approccio umano che ho imparato da ognuno di quei medici che mi sono stati accanto è stato motivo per il quale ho deciso di portare a termine la mia esperienza e addirittura fare più di quello che mi spettava.

Sentirsi sulla buona strada.

Cosi intitolerei la mia esperienza. E vi assicuro che è una sensazione che non è facile sentire quando mille difficoltà si mettono in mezzo alla propria strada.

Giungo al termine di questo “racconto” che a tratti sembra cosi surreale consigliando a gran voce di buttarsi in questo tipo di esperienza, sia per gli studenti di medicina, che per i viaggiatori “normali”. Nonostante la Tunisia si sia rivelata per me una vera casa, penso che il mood che permetta ad ogni viaggiatore di assaporare l’essenza di un nuovo paese è quello di non avere pregiudizi e di non arretrare mai davanti l’incognito. Non importa la meta, non importa se si è soli, se si ha voglia di conoscere e conoscersi il viaggio è la via. Sono partita con nessuna speranza di partire, poi di seguito un biglietto per un paese sconosciuto, tanti amici, tante avventure nuove emozioni..ed eccomi qui a parlare come se fosse la mia terra una terra a me ignota. La Tunisia è Magia, ma credo che dietro gli angoli dei nostri confini ci siano ancora tante tantissime avventure da vivere.

“La vita è ciò che ti accade mentre sei intento a fare altri piani”.

(Suad Amiry)


Leggi le altre esperienze Clerkship che abbiamo raccontato:
– Paolo Miccichè in Perù e in Messico
– Giancarlo Allegro in Colombia
– Pierpaolo Romeo in Indonesia
– Paola Giammanco in Lituania
Laura Ocello in Canada


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